venature grottesche mentre nel libro l’horror è solo una superficie dietro la quale si nascondono altri significati. Dietro anche le vestigia della cultura hopi, dietro le invocazioni a Masaw, dio della morte e guardiano del villaggio, dietro le descrizioni dei Kiva, questi locali sotterranei puzzolenti di tabacco, assieme tempio e luogo d’assemblea, collegamento col mondo sotterraneo da cui sarebbero venuti fuori strisciando i primi hopi, dietro anche le Katcina, c’è un discorso più profondo. Il male non sono i pipistrelli vampiri, il vero male infatti è il navajo Chee, archetipo dell’indiano speculatore, arguto e incosciente, pratico e spudorato, quello che fiuta affari e li insegue ad ogni costo. Anche questo è un volto delle comunità native contemporanee. Chee ammalia gli hopi con le sue parole, li circuisce e poi prova in tutti i modi a nascondere il diffondersi della peste polmonare della riserva pur di giostrare il suo business senza spaventare gli investitori. Progetta di vendere il Mask Canyon e intascare bei quattrini come fatto coi suoi navajo. Nella riserva dei diné ha già portato tre centrali elettriche e altre dodici sono in preparazione, ha stretto contatti con politici ed ha avviato programmi sanitari e piani d’irrigazione. Così copre i vampiri che a loro volta non sono solo animali, rappresentano l’avidità dei bianchi, rappresentano le corporation, sono una metafora della cupidigia del capitalismo. I nativi dunque non sono presentati in modo semplicistico, non sono buoni indifesi, non lo è neppure il vice-sceriffo Duran che si ritrova al centro di due mondi, in contrasto con la sua gente, anticonformista per tutti, anche per la sua ragazza bianca.
L'ala della notte -
Martin Cruz Smith
Mondadori
1999
251 páginas
8h 22m
ISBN-10: 8804470852
Edições (1)
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