‘I fratelli Karamazov’ è la storia di tre fratelli (diciamo tre e mezzo), del loro rapporto l’uno con l’altro, del rapporto con l’alto e il basso dell’esistenza e con la figura paterna, il terribile Fёdor Pavlovič. Fёdor Pavlovič è un padre come non ne vorreste mai uno, un buffone, un parassita, un libidinoso, incapace di nutrire qualsiasi affezione che non sia sessuale; non ama i suoi figli, non ha amato le due mogli. Le orge, i soldi, le puttane sono tutta la sua vita. In uno dei tanti mondi possibili, Mitja, Ivan e Alёsa, i tre fratelli, sarebbero stati angeli di Paradiso ma, essendo nati da lui, hanno nel sangue la stessa febbre, la stessa morbosa attrazione per tutto ciò che è sensuale e vile. Questo non impedisce loro di avere anime grandi, che aspirano all’altissimo, alla salvazione, alla redenzione, a un amore puro e angelicato. Vogliono essere buoni, vogliono avere la fede, vogliono credere e vivere, vivere e credere, e continuamente si sporcano, sprofondano le suole in una densa mota spirituale e ne escono sempre scissi, scossi, malati. Hanno desideri a forma di cattedrali, ma vogliono costruir le cattedrali dentro i pozzi e per farci entrare le cupole, a testa all’ingiù, bisogna essere architetti sopraffini. Ma Alёsa-Il-Santo, Ivan-L’Inquisitore, Mitja-Il-Poeta devono ancora farsi le ossa e per questo costruiscono e decostruiscono, ovunque accumulando detriti. Se mi venisse chiesto di scegliere se preferisco le pagine dedicate a Ivan (Il grande Inquisitore! Il diavolo con i calzoni a quadretti!), le pagine dedicate ad Alёsa (Lo starec Zosima! Il piccolo Il’juša! Kolja Krasotkin!) o le pagine dedicate a Mitja (‘Il fatto è che seppure precipitassi giù nell’abisso, anche allora, così a capofitto e con le piante in aria, sarei contento di star cadendo proprio in quell’umiliantissima posizione, e ci troverei per me della bellezza’! Grušen’ka! ), ecco, se mi si chiedesse di scegliere, io staccherei a morsi la mano di chi chiede. Non una sola pagina, non una sola parola che annoi o sia di troppo, un risultato eccezionale per un libro di questa mole e di questo spessore intellettuale. Anzi, la pretesa del lettore che non si finisca così presto, no, Dosto, sii gentile, ancora tre o quattrocento pagine io le avrei lette volentieri. fonte:http://unbuonlibrounottimoamico.wordpress.com